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Emigrazione italiana in Turgovia
Terminata la seconda guerra mondiale, rientrati rifugiati ed internati, la Svizzera ebbe urgente bisogno di manodopera. L'agricoltura non era meccanizzata e l'industria, pur non essendo molto sviluppata era in piedi, non avendo subiti gli eventi bellici, come era avvenuto in Germania, Francia, Austria ed Italia.
Si aprirono dunque le frontiere alle popolazioni confinanti che dovevano sottostare a rigidissimi e spesso umilianti controlli sanitari.
Alla fine degli anni cinquanta, tutti gli emigranti che arrivavano finivano col trovare lavoro.
Non esisteva una politica svizzera dell'immigrazione. Tra gli emigranti di tutte le Nazioni, la Comunità italiana era la più numerosa.

Assistenza sociale
Praticamente non esisteva. Da poco esisteva a S. Gallo un Vice Consolato che già era in difficoltà a rinnovare annualmente i sempre più numerosi passaporti. Al Consolato di Zurigo lavorava un Assistente Sociale delle Acli (Sig. Giusti) e non riusciva a sbrigare le pratiche per la Comunità di Zurigo e dintorni. Le frequenti vertenze erano risolte d'autorità dal datore di lavoro, a volte appoggiato dalla Polizia, e ben raramente in favore del lavoratore.

Assistenza religiosa
Alcuni Parroci svizzeri che parlavano italiano si diedero da fare, ma presto si accorsero di non poter soddisfare chi chiedeva oltre la S. Messa, anche alloggio, lavoro, assistenza, contatto.

Già nel 1947 la S. C. Concistoriale aveva inviato in Turgovia don Leto Casini che ebbe ospitalità a Sulgen al Betanienheim. Svolse un ottimo lavoro ed è ancora ricordato dai vecchi emigranti.
Diede vita ad un «Bollettino» mensile per favorire i collegamenti tra le varie comunità del Cantone.

Nel 1951 don Leto fu trasferito in Olanda e giunse a sostituirlo don Biagio Pellizzari, ex cappellano militare, reduce dalla Russia.
Don Biagio intendeva spostare a Kradolf  il Centro di riferimento per gli italiani del Turgovia, ma gravi malintesi lo costrinsero a rinunciare. La casa dovette essere venduta e la Cappella smantellata. Quando, per motivi di salute, dovette rientrare in Patria, la Concistoriale lo sostitutì con don Nallino Giancarlo, che giunse in Svizzera in data 11 -2 -1956. Non disponendo di mezzo personale di locomozione e dovendo spostarsi in treno, il nuovo Missionario trasferì la sede di Missione a Romanshorn.

La Comunità italiana si faceva sempre più numerosa. Il Missionario visitava regolarmente i centri maggiori del Cantone e saltuariamente i meno grandi. Nella zona dell’Untersee c 'erano incontri periodici a Kreuzlingen, Steckborn, Ermatingen, Diessenhofen. Tempo permettendolo ci si trovava a Stein am Rhein, Tagerwilen, Munsterlingen, Guttingen, Altnau, ove viveva la Comunità italiana più assidua alla S. Messa.
Per rendere possibile un lavoro organico nella vasta zona, il Missionario cercò collaboratori laici in tutti i centri del Cantone. Costoro curavano i collegamenti con la Comunità locale e coadiuvavano nelle iniziative locali e cantonali.
I problemi erano tanti, le possibilità poche, gli appoggi esterni inesistenti. Tutti i collaboratori della Missione decisero di riunirsi in un Comitato e, in data 28-2-1958 fondarono il C.I.V.E.T. (Comitato Italiano Vittime Emigrati Turgovia).

Uno dei problemi più urgenti e più difficili a quel tempo era il rimpatrio delle salme. Non bastavano né parole né buona volontà. Era necessario molto denaro. Il Comitato, non trascurando gli altri impegni, si diede da fare e garantì il finanziamento dei numerosi rimpatri di salme (ben 17 nel solo 1961). Coadiuvato in tutte le attività dal C.I.V.E.T. il Missionario fu in grado di impostare un'adeguata assistenza agli emigranti, finché il loro numero crebbe talmente che si fu costretti a smembrare il Cantone in varie Missioni.

In data 01 Luglio 1962 Kreuzlingen e dintorni ebbe il proprio Missionario nella persona di don Cristoforo Maggio. Iniziò da allora la storia della Missione di Kreuzlingen.  A don Cristoforo Maggio (1962-1967),  seguirono: Don Tarcisio Giurisato (1968), Don Ennio Fiorati (1968-1985), Don Federico Andreoletti (1985-1999), Don Elvio Sforza (1999-2002).

Nel 1970 a Weinfelden veniva istituita la MCLI e primo Missionario fu nominato Don Giovanni Petris. A fine anno 1970 iniziò la sua attività pastorale P. Paolo Pedicini. Attività che ha svolto per ben 30 anni fino al 2000, anno in cui P. Paolo si è ritirato in pensione.  Nello stesso anno la MCLI di Weinfelden è stata accorpata a quella di Kreuzlingen e si è costituita la MCLI Kreuzlingen – Weinfelden,  che dal 2002 è seguita dall’attuale Missionario  don Francesco Diodati.

Dal 01 Settembre 2011 a seguito della nuova ristrutturazione delle MCLI nel Cantone Turgovia, nasce insieme alla MCLI di Frauenfeld - Sirnach - Weinfelden, Missionario don Saverio Viola, quella di Kreuzlingen - Arbon - Romanshorn, Missionario don Francesco Diodati.

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